Il bondage. L’arte del legare secondo i giapponesi

Il bondage. L'arte del legare secondo i giapponesi

Il Bondage e la visione artistica di legare. Dove nasce?

Le culture orientali hanno sempre avuto una visione dell’arte estremamente affascinante. Il Giappone in particolar modo, ha sviluppato nei secoli una capacità artistica invidiabile. Il Bondage, che nasce come forma d’arte, ha subito le influenze artistiche della cultura giapponese, così come tutta l’arte stessa.

In principio fu lo Hojojutso, perfezionatosi nel XV secolo D.C., utilizzato dalla polizia giapponese e dai Samurai per immobilizzare i prigionieri, è una tecnica specifica di intrecci di nodi che serve a bloccare i criminali. La carenza in quel tempo di materiali metallici, ha costretto l’uomo a soluzioni alternative, quali canapa e iuta, come abbiamo già approfondito in questo articolo.

Il bondage. L'arte del legare secondo i giapponesi

Lo Hojojutso ed il Bondage

Tutto pare avere origine come dicevamo, da una antica arte marziale, lo Hojojutso, che prevedeva l’utilizzo delle corde per rendere inoffensivi gli avversari. Da qui, verso l’anno 1600, una forte contaminazione ha invaso il teatro kabuki, che ha trasformato le legature in una forma espressiva ed artistica molto erotica con susseguente produzione di disegni e stampe a tema.

Lo shibari, la pratica bondage più conosciuta in Giappone, che letteralmente vuol dire proprio “arte del legare” ha uno stile molto concentrato sull’estetica. Ma badate bene: per i giapponesi il bello sta nell’imperfezione, nella ferita, nella spaccatura. Così come quando si rompeva un vaso, in antichità, lo si riempiva d’oro per evidenziare quella spaccatura, così le legature vanno effettuate con una precisione non estrema, bella, ma non impeccabile, in modo da ottenere sempre risultati unici e diversi.

Il bondage. L’arte del legare secondo i giapponesi

La maggiore differenza con il bondage occidentale, probabilmente, risiede proprio in questa idea, oltre alla convinzione che la parte più eccitante della pratica sia il percorso più che la legatura in sé o l’eventuale rapporto sessuale seguente. Per i giapponesi l’arte del legare è soprattutto un percorso da fare insieme, un miscuglio sempre nuovo di emozioni e sensazioni da vivere, una stretta connessione d’intesa e fiducia che va instaurandosi tra i partner durante l’esecuzione.

E qui entra in gioco un’altra nota pratica bondage giapponese: il kinbaku.

Il Kinbaku ed il Bondage

Esistono versioni differenti che riguardano l’argomento Kinbaku e Shimbari e sulle loro differenze. In realtà molti esperti affermano che non ci siano sostanziali differenze tra le due pratiche.

Lo Kinbaku risale al 1952 e vuol dire “legare stretto”. Stretto si riferisce al profondo legame che deve esserci tra chi lega e chi è legato. La forte connessione emotiva che si mette in gioco nella coppia e la profondità sensoriale che si riesce ad ottenere nel contatto e nella costrizione corporale con le corde, differenzia questa pratica dalla più neutra legatura estetica dello Shibari. Questa, che per concezione vede nella non perfezione dei nodi, la perfezione della pratica.

Il bondage. L'arte del legare secondo i giapponesi

Possiamo affermare che, il bondage nasce, si evolve e si ispira alle pratiche più antiche del Kimbaku e Shimbari. Ecco un esempio moderno. Queste forme d’arte, hanno ispirazione e fondamenta, nella cultura orientale e più nello specifico in quella giapponese. L’arte del legare, è quindi la rappresentazione del legame che unisce l’uomo alle divinità, l’unione del corpo alla mente, del materialismo alla spiritualità. L’uomo, per avvicinarsi alle proprie divinità, elimina ogni forma di richiamo dell’attenzione, volontaria ed involontaria, al proprio corpo, grazie proprio all’immobilizzazione; potendo così librare la mente ad un livello più alto, in grado di percepire le sensazioni più intime del divino che lo circonda.

Il bondage. L'arte del legare secondo i giapponesi

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